sabato 12 agosto 2017

Timothée De Fombelle

Scrivere per i ragazzi non è mai abbassare il livello della letteratura: per me è sempre, al contrario, tentare di concentrare al massimo, di arrivare all’essenza della letteratura, cioè all’emozione, al riso, alle lacrime, alla fragilità della vita.

bisogna scrivere su ciò che ci appassiona; io ho pensato all’albero perché è qualcosa che mi ha sempre appassionato.

la scrittura è una sorta di grande riciclaggio della nostra vita.

Tante volte le storie cominciano così, con un’idea infinitesimale, che poi si ispessisce, si sviluppa, fino a diventare un romanzo.

io faccio sì che il mio lettore si perda un po’, lo faccio un po’ smarrire, per poi farlo ritrovare. Se io avessi cominciato la storia raccontandovi che Vango è nato un giorno di settembre, etc., vi sareste addormentati dopo dieci pagine. Io prendo la storia in mezzo, al cuore della vicenda, e correndo con Vango, vi faccio scoprire da dove viene e dove va.

Amo i personaggi che sono inseguiti da dei nemici, e sono inseguiti anche dal loro passato.

Poi l’altezza, la verticalità: questo io penso che sia semplicemente la voglia di elevarsi al di sopra della quotidianità: per me questo è il ruolo della letteratura.

le mie due ossessioni: la fuga e l’altezza: in effetti io utilizzo il ritmo della fuga per portare il mio lettore un po’ più in alto. Ci vuole molta energia per elevare il lettore, come un aereo che ha bisogno di molta energia al decollo.

Scrivendo questo libro, mi è sembrato un po’ di chiudere un ciclo, che comprendeva Tobia, Vango, e “Le livre de Perle”. Alla fine di un ciclo viene sempre da chiedersi: “E ora?” “Che fare?”
Ma fortunatamente sono ancora pieno di sogni e sono già proiettato sul mio prossimo libro, una storia ambientata nel diciottesimo secolo.

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